Scrittura, QI e strumenti digitali

Il mondo digitale ha portato l’attenzione di nuovo sulla scrittura e sui contenuti. 

Si comunica ormai più via scritta (fra chat, email e social media), che via orale (telefono e videochiamate) o di persona. Le chat, in vario modo, sono entrate anche nella gestione della comunicazione aziendale ufficiale. Hanno oggi valore gli scambi di frasi su Microsoft Teams, sui gruppi WhatsApp, oltre che nelle e-Mail.

È quindi diventato più importante che mai esprimersi in modo efficace, in modo da poter garantire la trasmissione, corretta ricezione ed interpretazione del messaggio. Non è solo una questione di SEO e parole chiave a livello di marketing, è proprio una questione più ampia e profonda, una questione di ricchezza di contenuti, agilità sintattica e di pensiero, efficacia descrittiva ed espressiva, capacità di strutturare e gestire argomenti complessi nel loro svolgersi e svilupparsi da una scintilla d’intuizione o una battuta in un brainstorming ad un report di pianificazione. Da un lato, dunque, tutti i sostenitori della estrema semplificazione persino dei lemmi, fonemi e grafemi (“che” che diventa “ke”) con introduzione delle emoticons per agevolare l’espressione delle emozioni legate alle parole e frasi scritte, dall’altro i sostenitori di uno stile di scrittura classico.

In proposito ho letto recentemente un articolo interessantissimo su Facebook, che spiega come la povertà di linguaggio e l’estrema semplificazione sintattica, nella costruzione delle frasi e della punteggiatura, rifletta e sia concausa di un abbassamento del quoziente intellettivo. Pare che l’estrema semplificazione del linguaggio comporti una minore esercitazione dell’intelletto, una inferiore attività di “ginnastica linguistica”, se così si può dire.

Riporto alcune frasi del post di Andrea Gattinoni, attore italiano di teatro, cinema e televisione:

Diversi studi dimostrano infatti la diminuzione della conoscenza lessicale e l’impoverimento della lingua: non si tratta solo della riduzione del vocabolario utilizzato, ma anche delle sottigliezze linguistiche che permettono di elaborare e formulare un pensiero complesso.

Meno parole e meno verbi coniugati implicano meno capacità di esprimere le emozioni e meno possibilità di elaborare un pensiero. Gli studi hanno dimostrato come parte della violenza nella sfera pubblica e privata derivi direttamente dall’incapacità di descrivere le proprie emozioni attraverso le parole. Senza parole per costruire un ragionamento, il pensiero complesso è reso impossibile. Più povero è il linguaggio, più il pensiero scompare.

Come si può costruire un pensiero ipotetico-deduttivo senza il condizionale? Come si può prendere in considerazione il futuro senza una coniugazione al futuro? Come è possibile catturare una temporalità, una successione di elementi nel tempo, siano essi passati o futuri, e la loro durata relativa, senza una lingua che distingue tra ciò che avrebbe potuto essere, ciò che è stato, ciò che è, ciò che potrebbe essere, e ciò che sarà dopo che ciò che sarebbe potuto accadere, è realmente accaduto?

Ancora: 

Coloro che affermano la necessità di semplificare l’ortografia, scontare la lingua dei suoi “difetti”, abolire i generi, i tempi, le sfumature, tutto ciò che crea complessità, sono i veri artefici dell’impoverimento della mente umana. Non c’è libertà senza necessità. Non c’è bellezza senza il pensiero della bellezza.

L’articolo integrale al seguente link:

Pubblicato da ChiM

I am a document and digital specialist, a writer and a designer.

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