Scrittura globale: regole di stile e di galateo

Il mondo globalizzato propone tante sfide di confronto, differenziazione e armonizzazione. Fra queste, nel crocevia delle lingue di un sito web, si impone la definizione di uno stile di scrittura rispettoso sia della cultura di origine, che del linguaggio universale in certi settori ormai imperante.

È un processo inarrestabile: i neologismi sono così veloci nel nascere e nell’affermarsi per la propria specificità nei settori più innovativi, che non c’è il tempo di tradurli. Gli operatori del settore iniziano ad usarli da subito e agli altri, per capirli, non restano che le perifrasi. 

Nell’accogliere parole straniere nel testo scritto si pongono questioni di galateo linguistico. Quale lingua prevale? Quali le cortesie fatte alla lingua ospitata?

Nel testo italiano, solitamente, le parole straniere si inseriscono al singolare ed in corsivo, per avvertire il lettore che si sta confrontando con un concetto estraneo, tuttavia ormai molte parole straniere si utilizzano correntemente come se fossero italiane, per esempio “marketing”. Non esiste traduzione. Si dovrebbe tradurre con “processo di azioni volte ad acquisire un nuovo mercato”. Si arriva quindi all’apparente incongruenza estetica che in una frase ci siano più parole straniere, alcune scritte normalmente, perché diventate ormai parte della lingua italiana, ed altre in corsivo, perché ancora definizioni di concetti traducibili o che potrebbero trovare una perifrasi corrispondente, per esempio: “Pay-per-click il nuovo modo di pagare del marketing”.

Quando si inseriscono nel testo italiano le parole straniere, ci si scontra con un altro problema: quello delle maiuscole. Quale stile rispettare: quello della lingua ospite o quello della lingua ospitante?

Gli anglosassoni, in particolare gli americani, hanno la tendenza a fare abbondante uso di maiuscole per definire non solo persone e soggetti animati, ma anche concetti astratti, anticipando gli acronimi. Quindi, pay per click, diventa Pay-per-Click, PPC. Oltre alle maiuscole, utilizzano spesso i trattini per dare un senso di unità ai concetti. L’italiano è invece molto più sobrio e meno visivo, più attento alla sintassi, solletica meno la vista, è favorevole ad uno stile più scorrevole, adatto alla lettura lunga ore. Se fossero due strade, l’americano sarebbe una strada di centro città piena di segnali stradali, mentre l’italiano sarebbe un’autostrada nella quale si può impostare la velocità di crociera.

Come comportarsi quindi nel testo di un post italiano con parole straniere? La regola fondamentale è prendere una decisione di stile valida per tutto il sito web ed applicarla con coerenza e con metodo per evitare l’effetto disattenzione e sciatteria. 

Nei miei testi uso far prevalere la lingua ospitante e chiedere alla lingua ospitata di adeguarsi allo stile locale. In testi italiani sono quindi favorevole alle minuscole, tranne che in specifici titoli in cui il design del testo si impone allo stesso livello del contenuto.  In testi inglesi, al contrario, applico tutte le maiuscole del caso, distinguendo sempre e comunque fra titolo e paragrafo.

Sul web si trovano spesso confusione e mancanza di coordinamento di stile. C’è per esempio chi ha introdotto le maiuscole anche in italiano per nomi comuni, confondendo titoli, sottotitoli e paragrafi, distogliendo il lettore dal contenuto, per soffermarsi a interrogarsi sugli errori. 

Il mondo anglosassone è riuscito a far valere anche la virgola prima della “e” in tutti quei casi in cui la virgola congiunge più di due frasi o espressioni. Si tratta a tutti gli effetti di una virgola funzionale alla lettura ad alta voce, una virgola che indica che l’elenco è finito, che si può fare una pausa e si può ripartire nella lettura, come segue: “una virgola funzionale alla lettura ad alta voce, una virgola che indica che l’elenco è finito, che si può fare una pausa, e si può ripartire nella lettura”. Anche in questo caso nei miei testi prediligo l’italiano classico: la virgola è un segno di interpunzione, che congiunge due elementi semantici allo stesso livello e diventa ridondante e inutile di fianco ad altra congiunzione coordinativa come la “e”.

Altro caso da affrontare è quello dei trait d’union e delle “e-“ quale prefisso indicante l’appartenza del concetto al mondo digitale. In questo caso lo stesso mondo anglosassone pare avere perso la via dell’armonia. Inizialmente tutti i concetti che da normali diventavano digitali aggiungevano una “e”, come segue: e-mail, e-commerce, e-book, poi per brevità ed efficacia visiva è iniziata la scrittura senza trattino e con maiuscola: eCommerce, eBook, iPhone, ma email. La lingua si sta evolvendo velocemente e si stanno affermando le versioni senza maiuscola e senza trait d’union: email, ecommerce, ebook. Il risultato, della mancanza di una scelta di stile a monte, è che un testo lungo diventa poco scorrevole e presenta contraddizioni interne. 

In tutti i casi, è consigliabile adattare lo stile alle regole della lingua ospitante, dimostrando di rispettare i diversi pubblici di lettori ed avendo chiare le differenze fra loro.

Credits:

Foto www.freepik.com by Macrovector, rielaborata da ChimWeb

Pubblicato da ChiM

I am a document and digital specialist, a writer and a designer.

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