Loghi affini: il caso Apple e Big Apple

Certi design sono di successo, dei veri capolavori di significato e significante, di forma e colore, di evocatività. La storia lo conferma. 

Osservando il logo dell’americana Apple di Steve Jobs, si nota come sia ricco nella sua semplicità: iscritto entro una forma circolare e aspirante all’universale, ma con la morbidezza di forme ovaleggianti, evocanti non solo la mela, ma anche labbra e un cuore, con l’imprevisto e appetitoso dettaglio del morso a mezzaluna sulla destra e persino una fogliolina, che sembra appoggiarsi o delicatamente distaccarsi e prendere il volo, sempre verso destra. Una linearità densa di significati: universalità, misticismo, creatività, emozionabilità umana, tradizione e progresso. Un logo perfetto per prodotti e aziende del settore benessere, che invece ci fa pensare a quanto benessere ci venga dal mondo informatico. Pare sia stato concepito nel 1977 da Rob Janoff.

Riflettendo sull’immagine della mela, può venire spontaneo collegarsi mentalmente a New York, conosciuta come The Big Apple.
Googlando sulla storia della Grande Mela, si scopre che il nome fu reso popolare già negli anni ‘20 dal cronista sportivo John J. Fitz Gerald , che lo usò per la rubrica “Around the Big Apple” riferendosi all’ ippodromo; si scopre che negli anni ‘30 l’espressione veniva usata nel mondo del jazz per riferirsi al quartiere di Harlem, infine che agli albori degli anni ‘70, per la precisione nel 1971, Charles Gillet, allora presidente dell’ufficio del turismo, usò l’espressione “Big Apple” nella campagna di promozione della metropoli, per rilanciare l’immagine della città al tempo degradata.
Si trovano dunque svariati loghi della mela e della Grande Mela del tempo. Loghi dai toni un po’ più rustici ed emotivi rispetto a quello minimale di Jobs, che nel complesso ebbero un grande successo e segnarono la storia di un periodo. Il simbolo della mela si era affermato, era diventato popolare ed ispirava orgogliosamente all’amore per la propria città.

Un bel caso, dunque, di assonanza semantica e formale quello tra il logo dell’azienda informatica e della “città che non dorme mai”.

Rielaborare un logo che già ha avuto successo è una spregiudicata genialata degna di chi è esperto di vita e sa che passare il testimone, facendo tesoro dell’esperienza, è un sicuro trampolino di lancio.
Che nulla sia nuovo sotto il sole o che non si possa tornare sempre alla scoperta della ruota, il progresso vuole che nei diritti di privativa vi sia un dimostrabile inventive step, un apporto creativo significativo, e che vi sia rispetto per le categorie d’uso.

La genialità del logo Apple non è solo grafica, ma affonda le radici persino nella storia sociale, nella fotografia di un popolo in un momento di progresso e rilancio, di entusiasmo e voglia di realizzazione.

Immagini tratte dai backlink all’articolo

Pubblicato da ChiM

I am a document and digital specialist, a writer and a designer.

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